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#0 - Perchè un volatile e cosa c'entra con la musica?

Nicola Bruzzo - January 2021

Ascolta il primo episodio di Cucù su   

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Chi ben comincia è a metà dell’opera e per cominciare un saluto è d’obbligo... e qui forse già c’è un problema, ma un problema mio s’intenda.
Non amo particolarmente, anzi proprio non mi piace, usare BUONGIORNO A TUTTI a inizio di un contenuto digitale, sia esso un Podcast, un video o tanto meno un articolo scritto.
Il motivo è semplice: non sono il presentatore di Uno Mattina e questo programma non è in diretta, ma è un banalissimo podcast, per cui non so se verrà ascoltato la mattina, il pomeriggio o la sera.
Poi il Tutti è un altro errore: non ho il lusso di avere davanti a me il pubblico che trovavo nelle sale da concerto.
Il gruppo di persone sedute assieme è un miraggio ormai, ma soprattutto non è lo stesso pubblico di un Podcast, che, come diceva il grande Gadda nelle sue Norme per la redazione di un testo radiofonico, è un gruppo di individui isolati uno dall’altro.
Dopo questa citazione ammetto però di non ricordare se diceva esattamente così: non trovo più il libro, ma l’idea era quella…
Quindi che saluto posso usare?
Mi viene in soccorso il titolo un po’ strambo del podcast, il verso di un uccellino, un saluto per bambini, o per bambini cresciuti ma con non trascurabili problemi mentali.
Quindi: Cucù! 
Ecco l’ho detto, l’ho persino scritto e un po’ me ne vergogno, ma immagino ci farò l’abitudine.

 



Mi chiamo Nicola Bruzzo, sono musicista (violinista volendo essere precisi), a 20 anni mi sono trasferito in Germania dove ho vissuto, studiato e lavorato 9 anni, prima a Weimar e poi a Berlino. 
Sono ritornato in Italia da circa due anni, ma ancora faccio molta fatica a riacclimatarmi: mi sento un po’ foresto a casa mia…
Ho una formazione da musicista classico, ho suonato tanto in orchestra e fatto molta musica da camera, ma accanto a questo mi piace occuparmi di divulgazione: cioè rendere un po’ più facile e piacevole a un pubblico un po’ più vasto il contenuto di quello che faccio e che facciamo noi tutti musicisti: la musica.

In questo primo episodio ho intenzione di toccare brevemente gli argomenti più importanti che espanderò in futuro, come se disegnassi una mappa del percorso.
Prima di iniziare questo percorso mi sento in dovere di rendervi partecipi delle elucubrazioni che mi hanno portato alla scelta del titolo di questo podcast.
Se vi è mai capitato di dover trovare un nome per un progetto, un titolo di un racconto, un nome per un cane o (chissà) per un figlio, saprete tanto quanto me che è impresa ardua.
Cercavo una parola possibilmente breve e che avesse un qualche legame con la musica.
Gira e rigira, dopo diversi tentativi più o meno riusciti, stavo per gettare la spugna: per non impazzire decisi di passare ad altro cercando il brano adatto per la sigla e la musica come sempre mi è venuta in aiuto.
Il brano che avete ascoltato all’inizio di questo episodio è il Cucù, tratto dal Carnevale degli animali di Camille Saint-Saëns: è uno di quei brani, probabilmente assieme a Pierino e il Lupo di Prokofiev, che almeno una volta nella vita (solitamente da bambini) è capitato di ascoltare, anche senza essere per forza esperti o appassionati di musica classica.

Vediamo se riesco a descriverlo: ci sono 3 strumenti, due pianoforti e un clarinetto (in questa versione in realtà solo i pianoforti) e si può ascoltare un corale a versetti un po’ serioso e arcaico suonato dai pianoforti che, quasi fosse una lenta processione, viene interrotto a più riprese da una terza maggiore discendente che imita il verso del simpatico uccellino. 
Nella versione originale il Cucù è suonato dal clarinetto, mentre in questa versione, come ho detto prima, è tutto più omogeneo e suonato dal pianoforte.

Così in un solo colpo ho trovato la musica adatta e un nome breve, simmetrico e musicale che soddisfaceva tutti i criteri richiesti. 
Il verso del cuculo, questo simpatico uccellino, diventava il titolo del mio podcast.
Ma vediamo di capire se è davvero simpatico questo Cuculo.
Non sapendo nulla di animali ecco un estratto da Wikipedia:

Il cuculo è noto per la sua peculiare caratteristica del parassitismo di cova. Esso consiste nel deporre il proprio uovo all'interno del nido di altri uccelli. 
La femmina depone un solo uovo in ogni nido da aprile in poi, per un totale di circa 15-20 giorni. 
Alla schiusa, che di norma avviene dopo circa 12 giorni, il piccolo del cuculo, con l'aiuto del dorso, si sbarazza delle altre uova non ancora schiuse presenti nel nido - rimanendo quindi come unico ospite. 
I genitori adottivi vengono ingannati da questo comportamento e nutrono il cuculo come se fosse un proprio nidiaceo per 2-3 settimane.

Non si tratta di un podcast in cui si parla di uccelli o di parassitismo, ve lo assicuro, ma di musica classica… 
Anzi no, non si parlerà solo di musica classica! 
Innanzitutto è un termine molto riduttivo, poi ho in programma diversi argomenti, anche se tutti sono musicali o collegati in una qualche maniera a quell’universo.
L’argomento sarà sviluppato bene in un episodio dedicato, ma giusto un appunto al riguardo: con musica classica si intende la musica composta in un lasso di tempo preciso (dalla seconda metà del XVIII all’inizio del XIX secolo) e principalmente a Vienna. 
I suoi massimi esponenti sono Haydn, Mozart e Beethoven, che hanno di fatto scritto le “regole” dello stile classico viennese. Ovviamente non sapevano di farne parte, perché è un’etichetta messa a posteriori dai musicologi, loro scrivevano musica “contemporanea” allora.
Prima c’era il cosiddetto stile galante, prima ancora quello barocco, dopo il classico è venuta l’estetica romantica, poi tardo romantica, espressionista etc… 
Insomma avete mai studiato a scuola storia dell’arte?
Non esiste l’arte classica intesa come scatolone in cui far entrare tutto quello che non è Banksy e in maniera analoga non esiste il “box” musica classica in cui c’è tutto quello che non è Michael Jackson.

 


 

Ecco finalmente alcuni dei temi dei prossimi articoli: 
. Comincerò con Beethoven. Il 2020 è stato il duecentocinquantenario della sua nascita e così ho pensato di rendergli omaggio presentando la sua biografia spezzettata nell’arco di quest’anno.
So perfettamente di arrivare con un anno di ritardo, ma non amo gli anniversari e semmai li festeggio con le mie tempistiche.
Meglio tardi che mai!

. A seguire un po’ di attualità: sto parlando del Covid signori miei! 
Il settore musicale è stato il primo a essere colpito e sarà l’ultimo a risorgere.
Ho usato il termine risorgere consapevolmente, perché al momento è clinicamente morto.
Quindi parliamo di come la vita dei musicisti sia cambiata e di quali scenari si aprono per il futuro.
Se fosse un percorso gastronomico potrebbe somigliare a questo: come piatto principale Covid, come contorni chiacchierate su tecnologia e digitale e dulcis in fundo un grande confronto sullo streaming, che sta dividendo musicisti e organizzatori.

. Parlerò del filo conduttore di tutto questo podcast, e motivo scatenante: la divulgazione. 
Spiegherò cos’è Lauter Project e quali oscuri rapporti lo legano a Cucù.

. Parlando di rapporti, il rapporto con il pubblico è quello che ritengo più importante, soprattutto in questo periodo.
Credo fermamente che i musicisti debbano riattivare un legame forte con il proprio pubblico e non delegarlo a enti concertistici, agenzie musicali.
È il 2021 e non ci sono più scuse dietro cui nascondersi: siamo tutti interconnessi e possiamo raggiungere una audience molto più ampia rispetto solamente a 10 anni fa e soprattutto ognuno può farlo in maniera indipendente.
Se la Musica è un linguaggio, bisogna mantenere questa lingua viva, bisogna conoscerla e parlarla, altrimenti il rischio è che diventi una lingua morta. 
Il senso della divulgazione è proprio quello.

. Un tema che mi piacerebbe affrontare è anche come avvicinarsi all’ascolto della musica classica.
Per chi non è pratico e non ha mai ascoltato la cosiddetta musica classica può sembrare difficile orientarsi in quel mondo e capire in che direzione fare il primo passo.
Ho pensato a un “sistema” di consigli all’ascolto diviso in epoche, dando riferimenti storici e trattando le differenze tra i vari esecutori: un piano per avvicinarsi un po’ alla volta a quella che potrebbe diventare una piacevole passione.

. Essendo io violinista, parlerò di liuteria cremonese ovvero, per chi non sapesse cos’è, l’arte della costruzione di violini, viole e violoncelli. È un mondo molto interessante, una sintesi tra scultura, pittura, geometria, fisica e chimica.
Oggi gli strumenti di alcuni dei più importanti liutai italiani del ‘700 valgono svariati milioni di euro e sono diventati un asset per banche, fondazioni e grandi collezionisti.
Oltre alla storia di questa arte, vorrei parlare dell’evoluzione del mercato degli strumenti e la recente speculazione economica. 

. Infine ci saranno anche interviste con altri musicisti e esperti di diversi settori.

Insomma un po’ di tutto raccontato con toni diversi che spaziano dalla narrazione alle riflessioni spontanee sui vari temi. La lista della spesa è finita e questo era un assaggio di assaggi. 
Se vi è piaciuto ogni due settimane potrete ascoltare un episodio che spero, un po’ per volta, grazie a contenuti interessanti, riesca a portare l’attenzione di più persone alla musica che, se non chiamiamo classica, non so proprio come chiamare.
C’è chi la chiama musica colta, ma è un termine veramente spocchioso. C’è chi la chiama musica seria, ma è una cavolata perché Haydn e Mozart scherzano di continuo nelle proprie opere. 
Qualcuno la chiama musica d’arte : mi piace, chiamiamola così!

 



Chiudendo ricordo che oltre agli articoli tratti dai vari episodi presenti su questo sito web, è possibile ascoltare il podcast sulle tre principali piattaforme dedicate: Spotify, Apple Podcast e Google Podcast

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Stay tuned!

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