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#1 - Il carattere di Beethoven: La famiglia

Nicola Bruzzo - Gennaio 2021

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Non devo certo spiegare a nessuno l’importanza e la genialità di Ludwig van Beethoven, ma due parole su questo percorso le devo dire.
Come ho spiegato nell’episodio precedente, ho intenzione di sviluppare attraverso tutto quest’anno una serie di episodi che raccontano la vita di Beethoven concentrandomi sul suo carattere e sulla sua figura umana ancora più che su di lui come musicista e compositore.
Quanti episodi e con quale cadenza usciranno è una sorpresa (o un mistero!).
Consiglio a tutti, per avere un’esperienza più informale e vicina alla concezione di questo contenuto, di ascoltare il podcast sulla piattaforma che desiderate.

 


 

Il 2020 è stato un anno speciale per la musica, o almeno doveva esserlo.
Nel 1770 nasce a Bonn Ludwig van Beethoven, il grandissimo compositore tedesco naturalizzato Viennese che cambiò radicalmente la storia della musica, rendendo così il 2020 il duecentocinquantenario della sua nascita.
Pensando a questo anniversario però sorrido per diversi motivi:

Il primo ovviamente è che le celebrazioni di quest’anno, pianificate da tutte le stagioni concertistiche e liriche del mondo, sono saltate in pieno a causa dell’emergenza Covid-19: una bella sfortuna per uno dei compositori più eseguiti e amati…

Il secondo motivo, molto ma molto più ironico, è che Beethoven è rimasto convinto tutta la vita di essere nato nel 1772 o in data vaga negli anni seguenti, ma di certo non nel ’70.
Non voglio anticipare la sua biografia, ma questo chicca ve la racconto proprio adesso, all’inizio:
i genitori di Ludwig, Johann e Maria Magdalena, ebbero un primo figlio nato nel 1769 che chiamarono Ludwig Maria, ma purtroppo visse soltanto sei giorni.
Un anno dopo nacque il nostro Ludwig e, per un motivo che toccheremo in seguito, rimase convinto per tutta la sua vita di essere nato qualche anno più tardi: non cambiò idea neanche davanti al suo certificato di battesimo firmato dalla segreteria del sindaco di Bonn.
Quando gli presentarono il documento rispose che nel ’70 nacque suo fratello scomparso prematuramente: l’altro Ludwig.

Visto che ho cominciato con gli aneddoti, eccone un altro, giusto per avere un quadro più completo, capire chi abbiamo davanti e con che personaggio abbiamo a che fare.
Nel 1810, quando Beethoven aveva 40 anni ed era celebre, venne pubblicata la notizia che lui fosse il figlio bastardo di un re di Prussia, senza specificare quale tra l’altro (ma si sa i tabloids sono sempre stati così!).
Beethoven non smentì mai questa diceria neppure quando parenti e amici lo implorarono di farlo, quanto meno per salvare la memoria della madre.
Molti anni più tardi nel 1825 l’amico Wegler gli scrive una lettera senza andare per il sottile e lo accusa di “colpevole indifferenza” al riguardo.
Lui - non proprio di corsa - gli risponde con un anno di ritardo dicendosi non interessato e lo delega a rendere nota al mondo la serietà dei suoi genitori, specialmente della mamma.
Guarda caso si dimentica di imbucare la lettera!
Da questi due aneddoti possiamo già capire due cose: la non accettazione della data di nascita e la mancata smentita della diceria che metteva in dubbio la paternità di Johann ci indirizzano entrambe ad una lettura psicologica complessa di questo personaggio.
Infine abbiamo la prova che battezzare un figlio maschio con secondo nome Maria porta una sfiga pazzesca.

 


 

Ho sempre amato leggere le biografie dei grandi, ma alle volte sono polverose, ingiallite e le sentiamo quindi appartenere al passato.
In questi episodi cercherò di raccontare la vita di questo magnifico compositore e uomo molto controverso, ma il mio sforzo principale sarà di narrare la sua storia in maniera limpida e attuale.
Le biografie esistono dalla notte dei tempi e hanno reso immortali re, condottieri, politici, criminali e santi.
Sono il ponte tra il passato e il presente e sono uno strumento potentissimo per poter conoscere i personaggi che hanno scritto la storia.
Pensiamo a Le Vite di Vasari o ancora prima Le Vite di Plutarco: sono testi che hanno plasmato la nostra cultura, così come hanno educato il giovane Beethoven, il quale è cresciuto leggendo proprio le Vite dello storico latino.
Nel solco di questa tradizione classica, poco meno di un anno prima della sua morte nell’agosto 1826, Beethoven battezza l’amico Karl Holz come suo biografo, sicuro che “non tramanderà ai posteri in forma alterata le informazioni che gli ho dato” e gli affida una quantità incredibile di documenti.
Infatti possiamo dire con certezza che di quasi nessun altro compositore abbiamo mai avuto a disposizione tanti dettagli, documenti, lettere, partiture, manoscritti, bozze.
Ma la vera differenza con Ludwig la fanno tutti quei documenti che ci permettono di capire a pieno la sua personalità: la fenomenale collezione di 400 quaderni di conversazione degli ultimi dieci anni della sua vita.
Apro parentesi e chiudo immediatamente: è possibile che qualcuno confonda delle opere di Mozart con quelle di Beethoven, ma tutti, veramente tutti, sanno che era sordo. O meglio tanti credono sia nato sordo, ma in realtà lo è diventato e quindi per conversare con il suo interlocutore portava sempre con sé questi quaderni su cui scrivevano per comunicare e che sono di fatto le trascrizioni di 10 anni di dialoghi tra il compositore e una miriade di altre persone.

Oltre a questi quaderni abbiamo la sua biblioteca personale con i brani preferiti sottolineati, il cosiddetto Testamento di Heiligenstadt dell’ottobre 1802, il diario dei difficili anni 1812-18 e la lettera all’immortale amata, che fino a pochi decenni fa era una donna misteriosa, ma ora sappiamo finalmente chi fosse.
Traspare la tanta voglia, se non addirittura il bisogno di comunicare e di confrontarsi col mondo.
Dal Diario del 1817:
“ogni male è misterioso e appare terribile se affrontato in solitudine. Parlandone con altri esso sembra più sopportabile, perché si acquista piena confidenza con l’oggetto dei nostri timori e si sente di averlo superato”

Con tutte queste preziose informazioni possiamo pensare che la sua biografia sia andata a buon fine, ma invece no.
La prima biografia ad essere stampata sarà quella di Schlosser appena un anno dopo la sua morte nel 1828.
Questa biografia è da cestinare, non ci interessa.
La successiva, del 1840, è forse anche peggio perché l’ha scritta quel losco individuo di Anton Schindler.
Schindler è stato segretario e assistente di Ludwig, quindi a lui molto vicino e testimone di tantissimi avvenimenti importanti, ma come ho detto prima Schindler era un tipo losco.
Per darvi un ordine di grandezza di quanto lo fosse, ecco in ordine sparso qualche esempio di cos’ha fatto:

♥ Ha venduto moltissimi documenti e cimeli di Beethoven al re di Prussia in cambio di un bel vitalizio.

♠ Ha distrutto due terzi dei preziosi quaderni di conversazione.

♣ A distanza da quasi un secolo e mezzo dall’uscita della sua biografia, nel 1977 durante il Beethoven-Kongress a Berlino, alcuni studiosi hanno provato che ha falsificato almeno 150 annotazioni su questi quaderni.

♦ Per la stesura della sua biografia ne ha selezionati soltanto alcuni (molti appunto falsi) e gli altri sono andati perduti.

Quindi il risultato finale è che la sua biografia, è faziosa, piena di errori e ha creato falsi miti, alcuni purtroppo molto longevi. La prima biografia degna di questo nome viene pubblicata solamente nel 1866 da Thayer, o meglio il primo volume, infatti gli altri tre verranno stampati negli anni successivi fino al quarto che arriverà nel 1879.
Questa è una biografia classica (di quelle un po’ polverose di cui parlavo prima), ovvero scandita da cronologia di vita e opere e poco altro.

Negli episodi di questi podcast invece mi appoggio principalmente ad una biografia più moderna, molto più moderna, e forse la più apprezzata oggi. Quella di Maynard Solomon del 1977: Beethoven, La Vita, l’Opera e il Romanzo Familiare.
Un testo che lessi tanti anni fa e che ho avuto piacere di rileggere per questa occasione di anniversario importante.
Solomon, musicologo con un background in psicologia, è convinto di poter rivelare un ritratto del compositore e delle sue opere anche e soprattutto esaminando i tanti preziosi documenti che descrivono il carattere e la personalità di Beethoven… e che carattere!

 


 

Da quello che sappiamo di Beethoven, possiamo capire se questo caratteraccio lo aveva per davvero e, se si, perchè.
Per coerenza con il titolo della biografia di Solomon, cominciamo quindi a parlare della famiglia di Ludwig, ancora prima di capire cosa sia questo “romanzo familiare”.
Ecco gli attori di questa storia: li voglio elencare, raccontare di loro e dei rapporti cha hanno avuto con il giovanissimo Ludwig, così da poter trarre qualche conclusione.

Partiamo dal nonno. Anche lui Ludwig!
Fiammingo, e questo spiega il VAN di van Beethoven, aveva 58 anni quando nacque il nostro Ludwig e fu senza ombra di dubbio la personalità più forte e dominante nei rapporti familiari che hanno condizionato il carattere del compositore.
Dopo una lunga gavetta in Belgio, divenne prima basso solista e poi Kappellmeister alla corte a Bonn.
Se volgiamo essere un po’ rustici nella descrizione era il capo della baracca e, pur rimanendo musicista e uomo molto stimato, aveva anche lui un bel caratteraccio.
Suo padre - il bisnonno di Ludwig - era un commerciante agiato, o meglio fino a che non andò in bancarotta e per questo motivo raggiunse il figlio Ludwig a Bonn dal Belgio, in modo da non essere perseguitato dal tribunale fiammingo.
Questa attitudine per il commercio e - diciamolo pure - un pò trafficona e trabascana, la possiamo ritrovare anche in Ludwig senior.
Infatti oltre agli incarichi di Kappellmeister e basso solista aveva importanti introiti grazie a un intenso commercio nei vini e, si dice, anche all’usura.
Nonostante morì quando il piccolo Ludwig aveva soltanto tre anni, ebbe un impatto enorme sullo sviluppo del nostro compositore.
Grazie ai ricordi “gloriosi” di questo nonno così stimato, così in contrasto con la triste se non tristissima realtà familiare, Ludwig costruì una figura idealizzata di questo suo omonimo antenato.
Capiremo in seguito perchè e come, ma è semplice poter affermare che Ludwig ha banalmente sostituito la figura paterna, passando da quella di un padre inetto e inadatto a quella di un nonno apprezzato dalla società come musicista e uomo.
Tutti questi meccanismi psicologici sono rimasti in lui anche da adulto, infatti ha sempre ambito a diventare lui stesso Kappellmeister e quando si fece spedire a Vienna il ritratto del nonno, lo espose sempre con grande orgoglio in tutti i numerosi appartamenti in cui ha abitato da allora in poi.

Johann, il padre di Beethoven, nacque nel 1739 o 1740 e fu sempre schiacciato dalla personalità dominante del padre, che scelse per lui il percorso di vita insegnandogli a cantare, a suonare il violino, il cembalo e lo aveva infine introdotto nella cappella come cantore.
Privo del carattere e del talento del padre tentò l’indipendenza solamente una volta in tutta la sua vita e cioè nello scegliersi una moglie senza l’approvazione del padre.
Questa moglie - Maria Magdalena - era una giovane vedova che conobbe in una città vicina e questo matrimonio, all’inizio osteggiato sia dal vecchio Ludwig che della famiglia della sposa, presto si rivelò essere triste, una “catena di sofferenze” come lo descrisse la stessa Maria Magdalena in futuro. Non solamente a causa delle morti premature di alcuni figli o delle ristrettezze economiche dopo la morte di Ludwig senior, ma soprattutto per i gravi problemi di alcolismo di Johann che alcuni - a partire da Thayer il primo biografo serio, imputarono al suo “corredo genetico” (la madre stessa fu un’alcolizzata!) e altri - i vicini di casa i Fischer - vedevano la causa nel commercio dei vini del padre.
Sta di fatto che il suo carattere debole e i problemi con l’alcol lo resero una vera e propria macchietta di paese: vagava spesso ubriaco e aveva persino all’attivo una tentata frode nei confronti degli eredi di un nobile che in vita lo aveva protetto. Doveva veramente bere come un alpino poiché il principe elettore arrivò a scrivere al maresciallo che “dopo la morte di Johann Beethoven le entrate delle tasse sugli alcolici avevano subito un calo”!
S’è capito che Johann era un pessimo marito e alzava il gomito, ma magari alcuni di voi possono provare un po’ di compassione perchè il pover’uomo ebbe un padre-padrone, ma in realtà era anche un pessimo padre.
Quando Ludwig era un bimbo di quattro o cinque anni, cominciò la sua educazione musicale sotto la guida del padre, che era anche insegnante di musica.
Johann era un insegnante severo e violento - sappiamo attraverso alcune testimonianze che il piccolo Ludwig veniva spesso picchiato e portava i segni delle violenze sul viso.
Il padre non voleva consciamente contenere la creatività del figlio, poiché probabilmente considerava il talento di Ludwig un mezzo per la propria autoglorificazione, ma sappiamo che ogni volta che il figlio cercava di improvvisare un tema proprio alla tastiera era subito criticato e bacchettato dal padre. Ricordo che nel ’700, ma nel ‘600 ancor di più, la capacità di improvvisare era una qualità fondamentale per un musicista e compositore, quindi possiamo intendere questo atteggiamento del padre come un voler tarpare le ali al figlio, che evidentemente mostrò fin da subito un talento spiccato che lui non aveva.
Ma perchè?
Solomon descrive tutto ciò come una inconscia rivincita di Johann sul padre: non voleva che il figlio raggiungesse il livello del nonno e cercò di limitare questa “identificazione” tra figlio e padre.

In tutto ciò Maria Magdalena - “sempre seria” come veniva descritta dai Fischer i vicini di casa- era rassegnata alla triste vita coniugale.
Non interferì nell’educazione del primogenito lasciandola al marito e, pur essendo una madre relativamente assente, influenzò profondamente il figlio, soprattutto nel rapporto con il mondo femminile.
Infatti fu proprio LEI che davanti a Ludwig definì più volte il matrimonio come “catena di tormenti”: sarà un caso se si trovano giudizi molto simili nel Testamento di Heiligenstadt del 1802?
Possiamo azzardare una conclusione: le difficoltà di Ludwig nell’avere un rapporto sentimentale con le donne e la sua tendenza alla misoginia nasca proprio in quei momenti.

 


 

Eccoci giunti alla fine di questo episodio con un tocco di ottimismo e temi leggerissimi.
D’altronde si dice che i fiori più belli nascono dalle rocce e così in un certo senso, se Ludwig avesse avuto una vita semplice e serena, probabilmente non avrebbe potuto mettere in musica le più espressive profondità del carattere umano.
Comunque continuerò a narrare la felicissima infanzia di Ludwig nelle prossime settimane e nel frattempo toccherò argomenti un po’ più semplici e scorrevoli.

Se vi è piaciuto leggere e/o ascoltare la storia di Beethoven, se avete domande o dubbi, mandatemi un messaggio.
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Chiudendo ricordo che oltre agli articoli tratti dai vari episodi presenti su questo sito web, è possibile ascoltare il podcast sulle tre principali piattaforme dedicate: Spotify, Apple Podcast e Google Podcast

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A presto e Cucù!

 

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