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#3 - Il carattere di Beethoven: gli anni di Bonn

Nicola Bruzzo - Gennaio 2021

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Se non hai ancora letto la prima parte di questo micro ciclo sull’infanzia di Beethoven puoi trovare l'articolo cliccando #1 Il carattere di Beethoven: La Famiglia

 

Dopo quanto si è detto nello scorso episodio, possiamo sintetizzare affermando che Ludwig è cresciuto mitizzando la figura del nonno (grande e facoltoso musicista scomparso quando aveva solo 3 anni), ha avuto un padre fallito, alcolizzato e violento e una madre in croce a causa di un matrimonio fallimentare e di una vita tristissima.

E come ci viene descritto questo bambino dalle testimonianze dell’epoca?

Era spesso sporco, probabilmente a causa delle incurie della madre, portava ogni tanto i segni delle botte del padre, era “timido e parlava a monosillabi perché si curava poco di comunicare con gli altri” e infatti era sempre solo e senza amici.
A scuola era un disastro in matematica e lo rimase tutta la vita - ma direi che questo è il lato meno triste…
Si rifugiava nella musica, tutti i giorni, spesso studiando fino a mezzanotte e costruendo così quella tecnica pianistica (o meglio tastieristica) che lo distinse poi a Vienna come uno dei grandi pianisti del suo tempo. Non è cosa molto nota, ma accanto al pianoforte imparò a suonare anche il violino e il corno.

Ma tornando al titolo di Maynard Solomon che cos’è quindi il Romanzo Familiare?

È un concetto introdotto in psicoanalisi da Sigmund Freud che la Treccani descrive come:
"complesso di fantasie consce e inconsce che talvolta si sviluppano in età pre adolescenziale, fino alla costruzione di articolate storie sui propri natali, immaginando di non essere figli dei genitori naturali ma, per es., di personaggi nobili e potenti".

Vi ricordate i due aneddoti che ho raccontato all’inizio?
Quello della data di nascita che non combaciava e la diceria che Beethoven fosse figlio illegittimo di un re Prussiano, ma che lui però non ha mai smentito?

Ecco… aggiungo qualche informazione così vediamo di far quadrare il cerchio.
Freud diceva che queste fantasie sono più frequenti tra le persone dotate e creative e che, mentre dopo l’adolescenza tende ad attenuarsi, in Beethoven invece si accentuò sempre di più.
Inoltre il genio creativo matura spesso un senso di superiorità, ma anche una grande difficoltà nell’accettare le proprie origini, perché appunto non adeguate. E qui nasce la ricerca di una discendenza (nota o ignota, chiara o torbida) da genitori più adeguati, magari nobili e regali.
Un altro dato che ci viene in aiuto dalla psicologia è che la madre, quando si tratta di una donna insoddisfatta dal proprio marito e dal matrimonio, può innescare queste fantasie nel figlio
(e direi che Maria Magdalena rientra a pieno in questo caso).

Insomma il punto centrale del Romanzo Familiare di Ludwig van Beethoven e che ha influenzato la vera e propria essenza del suo carattere è il rifiuto di accettare Johann van Beethoven come suo padre e la sua sostitutuzione con una figura più potente.

Su un livello più superficiale lo sostituisce con il nonno, l’amato Ludwig Kappellmeister, e più a fondo nel suo animo (senza avere però il coraggio di ammetterlo a voce alta) sviluppa il desiderio di essere il figlio di un re prussiano.

Ma la storia della data di nascita?

Anche quella punta il dito sulla ascendenza regale.
Quando gli amici gli portarono il suo certificato di battesimo, lui rispose che quello doveva essere per forza dell’altro Ludwig (il suo fratello maggiore Ludwig Maria) e lui doveva essere per forza più giovane.
Il fatto di non trovare il suo VERO certificato di battesimo, andava a rafforzare la sua fantasia di figlio illegittimo, che in quanto figlio bastardo di un re non poteva essere battezzato alla luce del sole e quindi - et voilà ecco perché era impossibile trovare il suo certificato!

Tutto ciò per dire che questi costrutti complicati derivano dalla chiara mancanza di affetto nei suoi confronti da parte sia del padre che della madre e la sua personalità estremamente interessante si formò di conseguenza a questi fatti: non a caso il frutto di questi costrutti, la sua musica, va a scavare nel profondo delle emozioni umane.

 


 

Non posso promettere di cambiare con uno schiocco di dita le tinte tetre da piccola fiammiferaia o da storia tristissima di Dickens, ma almeno posso assicurarvi che crescendo il piccolo Ludwig diventa sempre più sicuro di sé, dimostrando di avere un gran carattere.
A quanto pare girava ben curato, con la spada al fianco, ben vestito come era uso fare tra i musicisti di corte e si presentava addirittura come compositore!

A 10 anni il padre riconosce finalmente di non poter più seguire l’educazione del figlio e lo manda a studiare con Christian Gottlob Neefe, che rimane il suo unico insegnante fino alla sua partenza per Vienna nel 1792.
Neefe porta un po’ di luce in questa storia, e non solo per le sue doti di insegnante, ma anche per l’aiuto costante nei confronti del giovane allievo.
     A 12 anni Beethoven diventa organista di corte senza stipendio :(
€€   A 13 anni maestro al cembalo (in orchestra) :|
€€€ Finalmente a 14 - organista di corte aggiunto con un salario di 150 fiorini :)

Tutti questi incarichi, così come molti incoraggiamenti, li riceve grazie al suo nuovo insegnante, che comincia a guidare Beethoven anche tra i primi tentativi di composizione.
Questi tentativi mostrano uno stile molto eclettico con influenze diverse tra loro.
In primis troviamo Mozart, ma anche Haydn, con un sapore francese e italiano qua e là…
Queste composizioni sono però in stile molto convenzionale, dei classici esempi di imitazione.

La produzione beethoveniana del periodo di Bonn conta più di 50 brani e in questo “catalogo” si trovano un po’ tutti i generi: sonate per pianoforte, cicli di variazioni, concerti, trii e quartetti con pianoforte e ensemble per strumenti a fiato (si dice che al principe elettore Maximilian piacesse cenare con un sottofondo musicale suonato da questi strumenti).
Non manca neanche la musica vocale come dei Lieder e due grandi cantate per soli, coro e orchestra. Infine si spinge fino alle musiche di scena, e a frammenti di una sinfonia in do minore e di un concerto per violino.
Neefe disse di lui: "Questo giovane genio merita di essere aiutato nel suo cammino. Diverrà sicuramente un secondo Wolfgang Amadeus Mozart se continua come ha iniziato.”

 


 

Ma qual era l’atmosfera sociale e culturale in cui si formò Beethoven?

A Bonn vi era la corte dell’Elettore di Colonia ed era uno staterello collegato a Vienna, la grande capitale politica e culturale dell’impero.
Infatti dal 1784 fu principe elettore Maximilian Franz, fratello dell’Imperatore Giuseppe II e questo legame a doppio filo con Vienna fece in modo che Bonn, pur essendo piccola cittadina, fosse arricchita dagli ideali cardine del dispotismo illuminato.
Maximilian approvò riforme importanti come l’abolizione dell’ordine dei gesuiti, la creazione dell’Università e di conseguenza la cultura fiorì sia in campo musicale che teatrale.
L’élite culturale della città si riuniva inizialmente in una loggia massonica, che una volta disciolta, si ricostituì come l’Ordine degli Illuminati. Avendo timore di un ulteriore scioglimento hanno istituito una nuova società dal nome decisamente meno vistoso: la Lese-Gesellschaft (che in tedesco significa società di lettura).

Neefe è stato un membro importante sia dell’Ordine degli Illuminati che della Lese-Gesellschaft e introdusse Ludwig a quegli ideali dell’illuminismo che portò con se tutta la vita.
Kant e Schiller sono gli autori che lo appassionavano di più. Di Kant però, che studiò da autodidatta, apprezzava la sua versione più semplificata e lo interessava più che altro il suo “imperativo categorico” e la legge morale.
Colpitissimo sin dalla pubblicazione nel 1785 da An die Freude di Schiller (l’inno alla gioia per capirci) avrebbe voluto musicare quei versi già allora, ma dobbiamo attendere quasi 40 anni per poter ascoltare il quarto movimento della nona sinfonia che tutti conosciamo. Evidentemente quelle parole hanno esercitato il proprio magnetismo fin da subito su un Beethoven ubriaco di questi ideali illuministici.

In questo contesto letterario sono importanti quegli eroi che ricalcano il personaggio del Bon Prince, gli eroi di riconciliazione tra servi e padroni.
Cito nuovamente Solomon: “La fiducia nell’idea di un redentore aristocratico rimarrà sino all’ultimo un elemento chiave del credo beethoveniano” .
Troviamo esempi di questi eroi nelle sue opere come Fidelio, l’Egmont e la Sinfonia Eroica (che inizialmente doveva intitolarsi Bonaparte).

 


 

Le composizioni di quel periodo degne di nota sono le due Cantate per soli, coro e orchestra.
La Cantata per Giuseppe II e la Cantata per Leopoldo II.
Questi due brani, rimasero sconosciuti e mai eseguiti fino a che non vennero riscoperti come lotto di un’asta nel 1844. Brahms scrisse nello stesso anno al grande critico musicale Hanslick che: “Anche se non vi fosse il nome sul frontespizio, non se ne potrebbe ipotizzare nessun altro - è Beethoven in tutto e per tutto!”

Le due cantate furono entrambe commissionate dalla Lese-Gesellschaft in occasione della morte dell’Imperatore Giuseppe II e della conseguente ascesa al trono del suo successore Leopoldo II.
Non furono eseguite a partitura ultimata, perché l’orchestra trovava la scrittura particolarmente difficile, né mai Beethoven ha potuto ascoltarle durante la sua vita.
Sono opere celebrative e intrise degli ideali illuministici. Seppur non particolarmente interessanti come composizioni di per sé, lo sono invece perché mostrano già alcuni elementi tipici del periodo cosiddetto eroico (post 1800) che possiamo trovare nella terza e settima sinfonia, in Fidelio, nella Egmont e così via.
Questi elementi che appaiono in maniera ancora un pochino rozza, paradossalmente scompariranno durante il decennio successivo durante il quale Beethoven impara a padroneggiare il contrappunto e la forma sonata più tipicamente viennese, per poi riapparire appunto nel periodo eroico dopo le prime due sinfonie.
Un tema che sarà ricorrente e che appare per la prima volta nella cantata per Giuseppe è la morte dell’eroe. Qui il Bon Prince è l’imperatore amato dai sudditi dell’Impero: in futuro troveremo esempi meravigliosi nel movimento lento della sonata per pianoforte op. 26, nella marcia funebre dell’Eroica e in Fidelio.

Quindi è abbastanza chiaro che il carattere positivo ed etico di Neefe fosse non solo in contrasto, ma bilanciasse il rapporto nefasto di Ludwig col padre.
Un rapporto che presto peggiorerà.

 


 

Nel 1787 grazie al sostegno del principe elettore Beethoven parte per Vienna.
L’idea era di suonare per Mozart, e possibilmente diventare suo allievo, ma poco dopo il suo arrivo riceve una lettera del padre che lo informa che Maria Magdalena stava morendo di tisi e che doveva tornare a casa il prima possibile.
Torna, con i sogni infranti, debiti di viaggio, nulla di fatto e la mamma morente.
Dopo la morte di Maria Magdalena il rapporto con il padre precipitò sempre più a fondo poiché si dovette far carico non solo dell’intera famiglia, ma anche di dover gestire il suo alcolismo: per esempio gli capitò più di una volta di dover far intervenire la polizia.
Johann nei suoi ultimi anni esercita un nuovo tipo di controllo sul figlio che ormai è indipendente e anzi da cui lui dipende.
Questo nuovo controllo è basato sulla manipolazione e nell’instaurare in Ludwig senso di colpa e senso di pietà.
Nel 1789 il figlio arriva finalmente alla difficile decisione di eliminare il padre, cioè richiedendo al principe elettore il pensionamento di Johann e il suo allontanamento dalla città.
Nonostante la risposta positiva del principe, Beethoven non ebbe il coraggio di rendere effettivo questo decreto e risparmiò così il genitore. Fu quindi un tentato parricidio e non ce la fece a premere il grilletto.

 


 

Musicista professionista di corte, dotato di una tecnica pianistica ottima e un notevole genio creativo, Ludwig  finalmente non doveva più preoccuparsi della povertà, poiché grazie al suo lavoro, non navigava nell’oro, ma riusciva ad avere un tenore di vita decente.
Viveva però, come tutti in quell’epoca, in un sistema di protezione feudale.
In una sorta di bolla in cui i musicisti che ce l’avevano fatta (si direbbe oggi) avevano l’illusione di una certa superiorità sociale, rispetto al macellaio per esempio.
Il principe metteva a loro disposizione (oltre ai buoni salari) abiti, parrucche e avevano a che fare con quello strato di società che altrimenti non avrebbero neppure incontrato.
Il mecenatismo musicale però impediva che la libertà di espressione, soprattutto in ambito compositivo, si allontanasse dal convenzionale.

L’esempio perfetto è quello di Haydn, che per trent’anni fu il compositore di corte a Eisenstadt nello Schloss del principe Esterhazy e solamente nel 1790 quando muore il suo protettore si “butta” nel mercato internazionale trasferendosi a Londra.
Questo cambio di vita lo dobbiamo anche all’impresario londinese Johann Peter Salomon che però nacque a Bonn:
il mondo è piccolo.

Nel 1792 Haydn mentre era in viaggio verso Londra, si ferma a Bonn e Beethoven ebbe modo di mostrargli alcune sue composizioni.
Fu così che, su richiesta dell’elettore Max Franz, Haydn accettò Beethoven come suo allievo a Vienna.
L’1 novembre 1792 Beethoven si trasferisce finalmente nella capitale con l’intenzione di studiare a fondo composizione e lo stile viennese per poi tornare a Bonn e diventare finalmente Kappellmeister come il nonno.

Forse lo avrete immaginato, ma a Bonn non vi farà più ritorno.

 


 

E così si conclude il ritratto del giovanissimo Beethoven condito da retroscena e informazioni preziosissime sulla sua complessa situazione familiare.
Se vi è piaciuto, sentitevi liberi di diffonderlo tra amici e famiglia perché a Podcast appena avviato sarei molto felice di allargare il mio pubblico il più possibile.

Chiudendo ricordo che oltre agli articoli tratti dai vari episodi presenti su questo sito web, è possibile ascoltare il podcast sulle tre principali piattaforme dedicate: Spotify, Apple Podcast e Google Podcast

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A presto e Cucù!

 

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