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#9 - Florestano VS Eusebio I Tutti pazzi per Schumann Pt. 2

Nicola Bruzzo - Marzo 2021

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Benvenuti a Cucù! 

Se non avete ascoltato lo scorso episodio: Robert under 20, vi consiglio di farlo, specialmente per conoscere il contesto culturale del nostro amato Schumann e seguire il filo di questa storia.

 


 

Il giorno del suo 21° compleanno, l’8 giugno 1831, Robert scrive sul suo diario:
"A volte mi sembra che il mio io oggettivo voglia separarsi completamente dal mio io soggettivo, o di trovarmi in mezzo tra come appaio e come sono veramente, tra forma e ombra".
Tre settimane più tardi sempre sul suo diario - evidentemente scriveva molto - annuncia felicissimo:
"Da oggi in poi persone completamente nuove entrano nel mio diario: due dei miei migliori amici, che tuttavia non ho mai visto prima: sono Florestano ed Eusebio".

Spero mi sarà perdonato lo spoilerone, tanto o lo sapete già o qualcuno ve lo dovrà dire e alla fine si tratta di storia: 
Schumann morirà in un manicomio vicino a Bonn nel 1856, con un tentato suicidio all’attivo (si gettò nel Reno), amnesie, allucinazioni sonore e altri disturbi che lo costrinsero ad essere internato nel 1854.
Si è detto e speculato di tutto sui disturbi mentali di Schumann: dalla neurosifilide, al tumore al cervello, fino alla pazzia da genio romantico alla Hoffmann, ma quasi sicuramente Robert era un maniaco-depressivo e soffriva di disturbo bipolare.
Tuttavia nel 1831 Robert non era ancora matto. Affatto…
Florestano ed Eusebio sono consapevoli creazioni fittizie della sua immaginazione: 
E in quel periodo stiamo ancora parlando di immaginazione poetica e funzionale alla sua produzione artistica.

 


 

Ma vediamo chi sono e cosa fanno questi due fantomatici amici.

Sono molto diversi tra loro, a partire dal nome:
•Florestano è ricco di consonanti dure, è scandito, ha un che di mediterraneo, muscolare… potrebbe essere un nome da tronista insomma.
•Mentre Eusebio ha un suono morbido, le vocali che si incalzano una dietro all’altra donano una luminosità tenue… quasi lunare.
Questi contrasti e differenze anticipate dai nomi sono confermate dai loro caratteri speculari:
e infatti Florestano incarna l’energia straripante, il virtuosismo e la gioia pura.
Mentre Eusebio è riflessivo, introspettivo e se vogliamo più malinconico.
Ricercando un equilibrio tra i due, Florestano l’improvvisatore trova un perfetto complemento nel monacale Eusebio.

Robert separando questi due caratteri trova una soluzione poetica ai suoi contrasti, ai suoi dubbi, ai suoi problemi esistenziali: Sono letterato o sono musicista? Sono un virtuoso del pianoforte o sono un compositore? Prevale il mio io soggettivo o quello oggettivo?
La risposta è semplice: sono tutti e due, sono quello che voglio, perché ho una fantasia illimitata e posso essere tante cose diverse e tante persone diverse. 

….

Questa volontà da superuomo esiste però solamente nei perimetri dell’arte, perché - altro fatto storico- la vita a Robert non andò sempre come voleva e anzi fece fatica in più occasioni a mantenere se stesso e la propria famiglia, come tanti altri musicisti miseramente squattrinati all’epoca e celebrati semidei oggi (vedi Mozart e Schubert).

Quindi in pratica cosa fanno Florestano ed Eusebio e dove li troviamo?

Li troviamo come firmatari degli articoli di critica musicale, ma li troviamo anche nelle sue composizioni e ovviamente rappresentano idee musicali speculari, contrastanti: Eusebio è la melodia femminile, calma, struggente o dolce che sia, ma sempre introspettiva e meditativa, mentre Florestano è impulso forte, improvvisato, spumeggiante e travolgente.

 


 

Florestano ed Eusebio, anche se i più celebri, non sono gli unici a popolare l’immaginario schumanniano: infatti Robert ha creato un manipolo di amici fantastici che va da Paganini, al suo maestro di pianoforte e futuro suocero Friedrich Wieck che chiamerà però con lo pseudonimo Meister Raro, troviamo ovviamente la sua amata Clara che si chiama Zilia, da S. Cecilia patrona della musica, così come diversi soggetti minori.

Non so voi, ma sapete cosa mi viene in mente? 
La scena finale del film Big Fish di Tim Burton, in cui appaiono tutti i personaggi a porgere un saluto al protagonista che se ne sta andando. Questi individui, fittizi o meno, sono il frutto di una vita di ricordi, di fantasie, di bugie dette con così tanta convinzione e buona fede da diventare realtà.
Se non avete visto quel film, ve lo consiglio di cuore!

Ma torniamo agli amici di Schumann:
Non me li sono inventati, e infatti questo squadrone ci viene presentato in maniera abbastanza sistematica in due scritti:
Nei Wunderkinder del 1831 e più tardi in tre articoli apparsi tra la fine del ’33 e l’inizio del ’34 chiamati Davidsbündler, la Lega dei fratelli di Davide creati, evocati e utilizzati da Schumann per combattere i terribili filistei: termine usato in Germania in quel periodo per indicare la borghesia appiattita, ignorante e attaccata solamente al denaro.
Questa sua crociata contro i filistei, o i tradizionalisti di tutti i campi (a lui erano molto antipatici i retrogradi in ambito musicale e letterario) fu un filo rosso durante tutta la sua vita.

Ma a che diavolo servivano questi personaggi?
Come ho detto prima erano funzionali alla sua creatività e davano un senso e una pluralità al suo universo estetico, validando così le sue tesi: sono abbastanza convinto che seguendo il detto sempliciotto: l’unione fa la forza, si sentisse scudato e sostenuto dai suoi amici immaginari.

 


 

Allora ricapitolando: 
Dopo anni di letture appassionate di Jean-Paul, Schiller, Hoffmann, anni di studio della musica e del pianoforte, dopo aver scritto articoli di critica, romanzi incompiuti etc etc etc
Schumann decide di dedicarsi full-time al pianoforte.
Ma in realtà non ce la fa proprio ad essere musicista e basta… troppo limitante. La sua forma mentis è un ibrido: la musica è parola e la parola è musica.
Il suo pensiero è entrambe le cose: c’è poco da fare.

Ergo quando leggiamo delle sue angosce scritte sul diario il giorno del suo 21° compleanno e la conseguente apparizione dei due nuovi “migliori amici”, possiamo pensare che intenzionalmente o no, Schumann si avvicina a una soluzione del problema dando vita a soggetti che incarnano tutte le personalità contrastanti che lui non riesce a gestire e a far convivere in maniera quieta nella sua mente.
Un’escamotage, una soluzione alle sue turbe e un propulsore di creatività per le se sue opere musicali e letterarie. Per usare un parolone Florestano ed Eusebio sono la sua autoproiezione poetica.
A questo punto possiamo dire che Schumann non era pazzo a tal punto da essere convinto di avere degli amici immaginari, né tantomeno ha frammentato la sua anima in più parti stile Voldemort: ha solo assecondato la sua incredibile fantasia, rincorrendo il romanticismo più spinto e bizzarro.

 


 

Conclusione

La mia teoria, che però io stesso mi sento di poter cestinare senza grandi problemi, è che lui avesse senza ombra di dubbio una sensibilità fuori dal comune, ma che grazie (o a causa) di tutte le letture giovanili, volesse in un qualche modo diventare un personaggio dei romanzi di Jean Paul o di un racconto di Hoffmann. Personaggi tormentati e complessi, inseriti in vicende assurde e dominati da una immaginazione stereotipata tipica del romanticismo tedesco.
Dunque, come ho già detto, i migliori amici di Schumann rappresentano una soluzione letteraria al problema della scissione delle personalità, tema ricorrente negli autori di quel periodo.
Pensiamo per esempio al ben più diffuso Doppelänger, il doppio, l’alter ego di cui vedremo tantissimi esempi per ancora molto molto tempo:
Da Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr. Hayde, a Il ritratto di Dorian Gray fino a Fight Club e a Il Marchese del Grillo.

 


 

Questo è stato un episodio dal peso specifico notevole. I temi sono molto complessi e spero di essermi spiegato in maniera relativamente accessibile.

Come sempre credo che la musica parli un linguaggio molto più diretto e difficile da fraintendere quindi mi congedo consigliando due ascolti, in cui possiamo divertirci a trovare Florestano, Eusebio e gli altri grandi amici di Schumann.

Mi riferisco ai due cicli di pezzi brevi per pianoforte (seguono link Spotify):  

♣ Davidbündlertänze

Carnaval

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A presto!

 


 

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