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#10 - 1842: L'anno della musica da camera - Tutti pazzi per Schumann pt.3

Nicola Bruzzo - Maggio 2021

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Negli scorsi due episodi ho parlato della formazione del giovane Schumann e messo in luce le caratteristiche della sua personalità artistica, popolata da diversi personaggi, come Florestano ed Eusebio, che incarnavano nelle sue opere lati opposti del suo carattere.
Ora, conoscendo Robert più a fondo, passiamo a qualcosa di più concreto. Parliamo di una sua composizione bellissima e importantissima, centrale nelle sue opere e capofila del genere: mi riferisco al suo quintetto con pianoforte e archi op.44.

L’op. 1 di Schumann composta tra il 1829 e il 1830, le Variazioni Abegg di cui ho parlato nell’episodio Robert under 20, inaugurano una serie di composizioni per pianoforte che rimangono tutt’oggi dei capolavori del genere. Dei cicli di pezzi brevi, che non a caso si chiamano pezzi di carattere, che mettono in musica quell’universo fantastico di personaggi immaginari, generato dalla sua fantasia e dalle sue appassionatissime letture bizzare.

Nel 1842, quindi più di dieci anni dopo quest’opera 1, Robert torna a un genere a cui non si dedicava seriamente dal suo arrivo a Lipsia, la musica da camera.

Innanzitutto che cos’è la musica da camera?

Dal nome possiamo subito intuire che la sua dimensione è quella domestica, con un gruppo di esecutori abbastanza ristretto e un pubblico di riferimento che spazia dal musicista amatore, al musicofilo più appassionato.
Spesso nella storia della musica, e penso ad esempio a Beethoven, Haydn e lo stesso Schumann, le opere cameristiche sono tra le più meravigliose e alte della produzione di molti compositori.

Ma cosa distingue un ensemble cameristico molto grande (diciamo un ottetto) da un’orchestra piccolissima? 

Se vogliamo dare una definizione chiara, chiarissima allora posso dire che mentre in orchestra ogni linea melodica viene eseguita da un gruppo di più esecutori, creando così le sezioni dei primi violini, delle viole, dei celli etc, nella musica da camera ad ogni voce, ad ogni linea dello spartito è associato un solo musicista. Quindi per esempio Metamorphosen di Richard Strauss (scritto per 23 archi solisti) è un brano di musica da camera, anche se la camera necessaria per contenerli tutti sarebbe inevitabilmente grandina!

Ma torniamo al 1842.

Cos’è successo negli ultimi 10 anni?

Robert aveva finalmente sposato Clara, la figlia del suo maestro di pianoforte contrarissimo a questa unione: infatti considerava il suo allievo un pessimo partito per la propria figlia: un mezzo pianista e mezzo compositore senza grande futuro.

Clara invece, 9 anni più giovane di lui, era ormai una pianista celebre e dalla carriera internazionale.

Robert, e qui il padre di Clara aveva ragione, da aspirante virtuoso del pianoforte, non fece altro che distruggersi letteralmente le mani, intestardito in esercizi al limite del masochismo, e abbandonò il pianoforte per dedicarsi a tempo pieno alla composizione e alla critica musicale.

Il suo rapporto con Clara, che meriterebbe non uno ma una serie intera di podcast, lo posso sintetizzare così: erano innamorati pazzi, ma avevano caratteri e impegni quasi inconciliabili. 

Robert aveva bisogno principalmente di calma, di silenzio e di supporto. 

Clara, oltre a doversi prendere cura dei figli (ne ebbero 8 dal ’41 fino alla morte di Schumann nel ’54), voleva e doveva dedicarsi ai suoi brillanti impegni concertistici.

Comunque rimanevano una coppia affiatatissima, pur a fasi altalenanti, e tenevano persino un diario matrimoniale condiviso. Infatti, si è già detto quanto piacesse scrivere a Robert, e tutte queste informazioni le abbiamo dai vari diari.

Non divaghiamo, devo parlare del quintetto.

Eravamo rimasti al 1842:

Dopo una prima metà dell’anno poco felice, anzi molto infelice, in cui accompagnava Clara durante i suoi numerosi impegni concertistici in giro per l’Europa, a seguito di discussioni e incomprensioni la abbandona alla sua tourneé per tornare a casa e comporre in tranquillità. In realtà erano entrambi molto rattristati dalla situazione, ma come ho detto prima i loro impegni, la loro natura erano molto spesso inconciliabili. 

Questo 1842 è stato definito dagli storici il suo anno della musica da camera: infatti tra giugno e dicembre, in soli sei mesi Robert compone, o meglio inanella, un capolavoro dopo l’altro. 

Prima i tre quartetti d’archi, poi il nostro quintetto, poi il quartetto con pianoforte, che è una sorta di gemello del quintetto, ed infine i Phantasiestücke per trio.

Tra tutti questi lavori il quintetto spicca sicuramente per il successo immediato e per il fatto di essere il primo grande esempio per questa formazione. 

Diventa subito una delle sue opere più conosciute e popolari, viene salutato come qualcosa che non si ascoltava più dai tempi di Beethoven. 

Insomma ottiene quel successo di pubblico che spesso gli sfuggirà in futuro. 

Diventa una pietra miliare senza la quale non avremmo i quintetti di altri grandi compositori a lui successivi. Penso a Brahms, Dvorak, Franck fino ai più recenti Shostakovich e Schnittke. 

Composto tutto d’un fiato, in un batter d’occhio, tra il 23 settembre e il 12 ottobre, lo dedica a Clara, che non sarà però la prima pianista ad eseguirlo, infatti la prima assoluta fu suonata, anzi letta a prima vista dal grandissimo Mendelssohn in un’esecuzione domestica per pochissimi eletti a casa sua. 

Felix (Mendelssohn si chiamava Felix e mi piace chiamarli per nome questi giganti) diede qualche consiglio a Schumann e cioè di fare un bel po’ di tagli in qua e in la: infatti tra quest’esecuzione domestica e la prima pubblica il quintetto arriva in peso forma perdendo un bel po’ sezioni ritenute ridondanti dal compositore più anziano, tra una parte del secondo movimento e un intero Trio intero nello Scherzo.

Per la premiere di pochi mesi dopo, l’8 gennaio del ’43 presso la Gewandhaus di Lipsia sarà invece proprio Clara, la sua amata e dedicataria di questo quintetto, a eseguire al pianoforte una partitura ultimata e limatissima.

Conoscendo questi fatti siamo pronti ora per una guida all’ascolto di questo brano.

Potete ascoltarla nel prossimo e ultimo episodio di questo ciclo e scoprire, se non lo avete mai ascoltato, o riscoprire se lo conoscete già, la bellezza di questo stupendo quintetto, che probabilmente e qui mi concedo a una confidenza, è il mio preferito in assoluto!

A presto e W Schumann!

 


 

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